“Io so chi sono”

“Io so chi sono”

“Io so chi sono”

colibrì

“Io so chi sono”

Mi sono svegliata con l’idea del teatro, ossia della vita nella metafora del teatro.

E non soltanto per via degli attori che arrivano a rappresentare le parti funzionali alla trama, anche per le proiezioni che ciascuno necessariamente e inevitabilmente genera sugli avvenimenti, sugli incontri, sugli esseri, su come va il mondo… tutti singoli film… ognuno il suo… tante quanti noi siamo differenti visioni, proiezioni, rappresentazioni di film differenti.

Ma il passaggio successivo è quello in cui l’io, il tu, il chiunque di turno diventa immancabilmente oggetto di una altrui proiezione.

E nulla succede se so chi sono, se sono centrato e imperturbabile, se sono pronto a deludere pur di essermi fedele. Altrimenti vivo l’esperienza di indossare quella maschera e di tenerla stretta e cara per paura di perdere qualcosa che per me è importante: la persona per la quale la si rappresenta, il ruolo, la posizione, il potere, il denaro, il prestigio, il lavoro, gli affetti e i riconoscimenti… e quel rischio che sembra insopportabile, inaffrontabile, fa perdere di vista il più grande di tutti: mi perdo io.
Piano piano mi identifico nel personaggio e mi dimentico di me, del progetto della mia Anima.

Qui in genere subentra il momento di crisi come opportunità di tornare a Sé, di ritrovare il senso, di riscoprirsi il passeggero e di abbracciarsi così forte da non tradirsi più.

È il momento in cui si torna a Casa, sei stabile e forte come una montagna e al contempo più leggero di una piuma, sai chi sei, vai avanti, è festa nel cosmo intero.
Lo sai perché gli occhi brillano e l’Amore ti fa battere il cuore.

Con Amore,
Alessandra 

(immagine dal web)

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