2026: i Numeri del nuovo anno

2026: i Numeri del nuovo anno

2026: i Numeri del nuovo anno

Salvador Dali

2026: i Numeri del nuovo anno

Come sempre le riflessioni che il linguaggio dei numeri ci offre sono volte a nutrire l’apertura alla Vita, la fioritura dell’Essere ed il supremo senso evolutivo dell’esistenza.

Quindi nessuna previsione o divinazione, solo l’osservazione delle qualità dei flussi attivi, al fine di fare di ogni momento il meglio e il massimo che ci sia dato, in quanto esseri spirituali che stanno facendo esperienza terrena.

Volge al tramonto il 2025, questo anno 9 che nel chiudere un ciclo è preludio della decade e del nuovo inizio.

Che l’archetipo del corrispondente Liberatore abbia richiesto con forza di portare a compimento ciò che restava incompiuto e di lasciare andare tutto ciò che aveva già raggiunto la propria pienezza, credo che molti di noi lo abbiano chiaramente percepito.

Viverlo pienamente, senza resistenze e con le mani aperte, permettendo che il Piano Divino si compia per il bene più grande, è determinante tanto per una conclusione onorevole e degna quanto per l’accoglienza del nuovo che sta arrivando. Infatti, poiché gli anni si succedono in cicli di 9 anni ciascuno, l’anno 9 conclude un ciclo di 9 anni e precede l’inizio del successivo ciclo di 9 ed è pertanto il tempo-ponte fondamentale di preparazione del terreno che accoglierà la semina nel prossimo anno 1.

La riduzione teosofica 1 del 2026 deriva da 10 (2+0+2+6) e per la visione pitagorica la decade, “grande madre che tutto abbraccia e tutto contiene”, ha in sé sacralità e pienezza, come anche per altre importanti tradizioni.

Da un punto di vista numerologico la pienezza della decade esprime che non si tratta di un 1 appena partito e senza esperienza ma che ha in sé tutto il vissuto, l’esperito potenziale rappresentato da tutte quante le precedenti unità che attraverso il 9 confluiscono nel 10.

Un bagaglio esperienziale che, se acquisito, è importante portare con noi. Mi riferisco soltanto a quello che resta e che è importante portare con noi di là da questa soglia, dopo aver saggiamente lasciato andare, per effetto del 9, tutto ciò che la propria maturazione l’aveva già raggiunta e che, come un frutto, si stacca.

Aver vissuto un anno 9 con questa consapevolezza, in pienezza e alleggeriti, farà sì che resti un terreno preparato, dissodato dai nodi e nutrito di quel tipo d’amore che non conosce condizioni, ricco del vissuto in termini di saggezza, fratellanza ed affidamento, per accogliere così nelle migliori condizioni possibili il nuovo seme dell’anno 1.

Nell’immagine della data svolta, l’anno 2026 è associato al giorno 1° di gennaio in quanto è il momento in cui, col Capodanno appunto, entriamo ufficialmente nel 2026, ed è proprio come un compleanno che fissa un imprinting.

Vediamo assieme gli elementi salienti:

  • innanzitutto, si tratta di un anno 1 derivante da 10 e quindi è un anno, ed un inizio di un ciclo di nove anni, che – per chi abbia vissuto in pienezza e fatte proprie le corrispondenti qualità – comincia con una certa potenziale maturità acquisita;
  • 6 è l’ultima unità del 2026, e all’ultima unità dell’anno va portata sempre particolare attenzione: è infatti significativa per via della matrice di esperienze che attira a sé;
  • è interessante osservare che la riduzione delle ultime due cifre dell’anno, 26, è 8;
  • possiamo notare il 2 del millennio e della decade in corso, che evidenziano che siamo e saremo lungamente immersi in un’energia 2 di prevalenza femminile e lunare;
  • dalla somma dell’1 del giorno e dell’1 del mese otteniamo un altro 2, quindi il Numero del Sole è un numero associato alla Luna;
  • la presenza del numero 2 è a più riprese accostata all’1, che compare nel totale dell’anno, nel giorno e nel mese;
  • il mese universale (la somma del mese e dell’anno in corso) è 2 che deriva da 11 che, sì, è il primo dei numeri maestri ma è anche due volte 1.

È importante notare che in questo codice numerico coesistono e sono attive due forze apparentemente opposte che invece sono complementari.

L’1, che è l’energia dell’inizio, porta con sé precisi valori. Tra questi vi sono il senso della verità, il senso dell’onore e della lealtà, dell’affermazione della propria capacità di discernere, rappresentata dalla spada simbolo dell’archetipo del “Guerriero” a cui è associato.

Quindi nel prossimo arco di tempo coesisteranno le energie forti, attive, espansive dell’1 e le energie complementari del femminile, dell’accoglienza, della sensibilità del 2 che rappresentano in tal modo l’aspetto paterno e materno, il cielo e la terra, l’uomo e la donna, attivo e ricettivo, il maschile e il femminile, intesi come qualità animiche: la parte attiva e la parte ricettiva esistenti in ciascuno di noi, indipendentemente dalla polarità di genere espressa dal corpo.

L’equilibrio di queste forze primordiali è l’aspetto fondamentale della vita, devono coesistere in armonia affinché vi sia creazione e dalla loro unione nasca il 3, il nuovo, che qui troviamo rappresentato nel totale di tutta quanta la data, quel numero chiamato del Destino, o del Cammino di Vita. Infatti, dal totale della data (1+1+2026) si ottiene 2028 la cui riduzione è 12, di nuovo 1 e 2 insieme che questa volta per somma generano il 3: rappresenta il bimbo che nasce, il germoglio che nasce, il nuovo che nasce, e nasce perché c’è stato il processo dell’accoglienza del seme (1) nel terreno (2) dove è stato custodito e protetto per il tempo della trasformazione: è questo che fa sì che nasca.

Questo 3 siamo noi esseri umani nella triade con il cielo e la terra, lo spirito e la materia, solo in questo equilibrio c’è la nascita del nuovo.

Il 3 raffigurato sul nostro corpo è l’unione della testa, del cuore e della pancia, intendendo anche le facoltà corrispondenti di cui l’essere umano dispone: la parte del pensiero – l’intelletto, la parte del sentimento – del cuore, e la parte dell’azione – della volontà, così vi è la forza di portare al piano manifesto, di tradurre in azione armonica ciò che viene dal mondo del pensiero e dal mondo del sentimento. Ma se questa unione, queste nozze tra il cielo e la terra, tra lo spirito e la materia, tra il maschile e il femminile, non avvengono non può esserci la creazione, non c’è la pienezza, restiamo parziali e la creatività è annullata.

Possiamo allora affermare che questa data, imprinting dell’anno, invita a osservare e comprendere che è importante, determinante, che queste due forze siano in noi presenti e in equilibrio, portate in luce, bilanciate, con la forza del discernimento e con la forza di portare avanti con perseveranza e con coraggio la strada che l’1 ha individuato.

L’1 è l’1, non cerca la strada basandosi sulle informazioni o consigli altrui in questo clamore e chiasso assordante, piuttosto il dubbio potrebbe sorgere nella fase del 2, ma l’1 in luce individua e con sicurezza va per la sua strada, procede: è quindi questa la lezione che ci viene chiesta di esperire. Ed è chiesto con fermezza, in quanto tutto questo accade in un giorno portale 111.

Non è un giorno portale soltanto perché coincide con il Capodanno, il momento in cui entriamo in un nuovo anno e in un nuovo ciclo di 9 anni — evento che porta sempre con sé cambiamenti significativi — ma anche perché dalla riduzione del giorno, del mese e dell’anno si ottiene sempre 1.

Quando abbiamo la stessa energia nel giorno, nel mese e nell’anno, chiamiamo quel giorno portale. Questa particolarità si manifesterà ancora nei giorni 10, 19 e 28 di gennaio, così come si ripresenterà ad ottobre (10/1) nei medesimi giorni la cui riduzione teosofica sarà 1.

Nell’immagine della data svolta è rappresentato ciò che accade quando calcoliamo la sfida di un giorno portale – in questo caso tutto fatto di 1 – ma prima di arrivare a questa parte, riflettiamo sul significato del termine “portale”: ha in sé il significato di porta, e una porta mette in comunicazione, dunque, si tratta di un momento portatore di una grande potenziale possibilità di connessione tra i mondi.

Ecco perché è importante vivere il passaggio in consapevolezza e lucidità e non da sbronzi e straripanti del cibo di cui ci siamo ingozzati… certo, divertiamoci, godiamoci una buona cena, un buon brindisi, ma per l’amor del cielo restiamo lucidi! È importante che ci sia in quel momento, per quanti più di noi, un senso di presenza, di presenza a noi stessi, perché soltanto in quella presenza si può esprimere un intento – ancor di più – un decreto, e solo così ci potremo accorgere di tutto ciò che deve essere trasmutato nel nostro essere. La società è fatta di singoli noi – quindi può cambiare se abbastanza persone attraversano questo processo, che è un processo alchemico.

Da dove emerge questo fatto nella data?

Il 26, che rappresenta il Numero del Dono (ed esprime un aspetto da coltivare, a cui portare l’attenzione), è due volte 13. Nel 26 ritroviamo indubbiamente le qualità del femminile e dell’accoglienza – 2 e 6 sono i più dolci tra i numeri pari e di prevalenza femminile – ma questa è anche la rappresentazione appunto del due volte 13 e quando è presente questa energia, per quanto sottintesa, è insita la forza della metamorfosi. “L’Alchimista” – archetipo associato al 13 – lascia morire tutto ciò che non è più coerente al suo momento e prende la forma nuova, e come la Fenice si prepara a spiccare il nuovo volo.

Nel nostro corpo le articolazioni sono 13: è come arrivare all’osso senza perdere la fluidità del movimento. È la struttura che sostiene l’intera forma, l’essenza, non ciò che è superfluo o che non è più coerente con ciò che sono. Questo significa che tutto ciò che non mi appartiene più, che ha cessato di risuonare con me, sarà necessariamente lasciato andare. È un passaggio indispensabile, perché ora, con tutti questi 1 del nuovo inizio, siamo chiamati a camminare veloci, con un intento chiaro e ben definito.

Quando l’1 comincia ed esce dallo 0 che tutto accoglie, che tutto contiene, ha una direzione, c’è un movimento che imprime. Ecco quel che possiamo fare in uno stato di presenza in quel momento, affinché si risorga, si ricostruisca, secondo un intento preciso fatto di tutti quei valori che nell’1 sono contenuti: verità, lealtà, determinazione, coraggio, innovazione, discernimento.  E c’è anche l’onestà, fondamentale nel lavoro interiore affinché non si cerchino conferme a ciò di cui son già convinto dell’esterno ma si cerchino tutte le occasioni di riconoscimento interiore per evolvere e non per aver ragione.

Quando l’1 evolve e vibra a livelli più elevati non è più nella fase della concentrazione sulla personalità e nella affermazione di sé dimenticandosi degli altri ma è colui che apre il cammino anche per gli altri.

In un giorno portale, in cui siamo avvantaggiati nella connessione tra i mondi, si verifica l’unico caso in cui la sfida 0 è tripla, ovvero la sfida principale è la stessa delle sotto sfide, e ciò accade unicamente con lo 0, che rappresenta la sfida del numero 9.

Ma ricordiamo che ogni sfida porta in sé il progetto di diventare una forza alleata!

Abbiamo parlato dell’1 e della sua ottava superiore, rappresentata dal 10. Se ora consideriamo l’1 e il 9 insieme, incontriamo una terza ottava nel 19, che porta con sé il progetto di trascendere l’identificazione con la personalità: sciogliersi e liberarsi dall’attaccamento al riconoscimento e all’affermazione di sé, dall’imposizione delle proprie visioni e dei propri percorsi, per giungere al «sia fatta la Tua Volontà». È il momento in cui ci si mette al servizio: il cuore in azione al servizio dello Spirito, al servizio della Sorgente Prima dell’Amore.

Quindi il suo progetto è quello più elevato, non è più quello del successo materiale, del riconoscimento sociale, perché ora è l’Anima che vuole manifestare il proprio Progetto, è colui che è in ascolto di Anima, del suo sussurro, di ciò che noi siamo qua per essere, sia come individuo che come umanità.

Parlo di umanità perché l’energia del 12 del totale della data (il Destino, seme in potenza da custodire, di cui aver cura per far nascere e crescere) ci parla della fratellanza, ci parla della solidarietà, della coscienza di essere una famiglia universale, ci chiede di ricordare tutto questo e di sostenere l’altro.

In altre occasioni parlando del 13 ho citato il professor Vittorio Marchi, il quale tra i vari richiami del 12 che troviamo nel nostro corpo, riferisce della particolarità che si verifica all’atto del concepimento: 12 spermatozoi si dispongono a corona affinché il tredicesimo possa fecondare l’ovulo. Solo per questo noi esistiamo.

Vuol dire che in quel momento è scomparsa l’iniziale tendenza che l’1 potrebbe avere ad essere appunto l’1, il primo, il solo, l’unico, perché non si giungerebbe ad alcuna fecondazione dell’ovulo se non ci fossero gli altri 12 a sostenerlo. Allora poco importa essere uno dei 12 se quel tredicesimo ce l’ha fatta e la vita è perpetuata!

Ecco che cosa possiamo coltivare, assieme alle qualità della compassione e dell’amore che nascono da quell’ultima unità 6 dell’anno che sta arrivando.

La forma geometrica associata al 6 è la stella a sei punte formata da due triangoli equilateri che si intersecano. Quei due triangoli con la loro intersezione rappresentano ciò che abbiamo ricordato parlando dell’1 e il 2: l’unione di spirito e materia, cielo e terra, umano e divino, maschile e femminile, attivo e ricettivo, queste forze complementari che compenetrate e in equilibrio fanno sì che l’amore, la compassione, la bellezza possano insediarsi in noi con l’armonia, che è ciò che conseguentemente sarà emanato.

Il 6 invita ad agire con la propria arte, con la propria creatività, con la propria armonia, per portare, attraverso l’esempio, la bellezza nel mondo.

Il primo modo da attuare per fare questo è riconoscerla continuamente, è essere consapevoli della bellezza ogni volta che la incontriamo, perché “dove la nostra attenzione va, lì corre la nostra energia”. Serve allenarsi in questo, serve volerlo e farlo.

In questo momento portale sarà dunque ancor più importante essere nella presenza perché in questi momenti il potere dell’intento è espanso, e l’intento è fondamentale nel processo creativo perché poi su di esso si basa tutto il resto: l’intento è ciò che anima e Anima è ciò che dà vita.

E questo intento può abbracciare il riconoscimento di ciò che è ancora da fare, da svolgere in se stessi, sostenuti dall’energia dell’Alchimista, che ha come progetto quello di creare un’opera d’arte della propria vita e sa che il laboratorio è il proprio corpo, le esperienze e le relazioni. L’Alchimista non dissipa energie in critiche e chiacchiere, osserva ciò che è ancora rimasto da levigare in lui e si mette all’opera.

Un altro numero che parla di integrazione di cielo e terra è l’8, con i due quadrati che si intersecano ruotati per formare l’ottagono, la figura geometrica associata, e l’8 è numero di resurrezione.

Se nel 26 inteso come due volte 13 avevamo il tema della metamorfosi e quindi la morte di una forma per la nascita della forma nuova e cresciuta, nell’8 che si ottiene per somma abbiamo il tema della resurrezione: si è attraversata la morte di uno stato, di una forma, per la nascita del nuovo ad un piano evoluto. Si parla di lasciare morire perché l’8 è associato all’ottavo giorno, quello della resurrezione appunto, si è attraversata una morte e c’è una rinascita che sta arrivando.

Infine, c’è una modalità di riduzione teosofica che considero superiore, non la applico sempre ma per una data così potremmo permetterci di osare un’altra somma di 2026 che è 20+26.

Il totale 46 col suo due volte 23 ricorda ancora una volta la nascita: infatti sono 23 cromosomi del padre e 23 cromosomi della madre che si incontrano nel momento del concepimento, indispensabile unione affinché il nuovo nasca.

Ora, che cosa, chi, sta nascendo in tutto questo?

Può nascere l’uomo nuovo, se questo è l’intento che ci prefissiamo, la nuova versione di noi stessi. Ma perché l’uomo nuovo nasca è importante che abbiamo la forza di lasciar andare ciò che ostacola il nostro avanzamento e che ci tiene addormentati (ma convinti d’esser svegli, proprio come accade quando sogniamo).

Pensiamo alle tradizioni di Capodanno, ci sono quelle in cui si buttano le cose dalla finestra, e senza metterci a lanciare oggetti della finestra possiamo recuperare il senso di fare spazio, di lasciare andare per accogliere il nuovo.

Si può fare anche in maniera simbolica, se ci sono cose in casa che occupano il nostro spazio e non ci piacciono più o che non utilizziamo, le doniamo, le lasciamo andare e a questo associamo il nostro intento. Noi facciamo spazio e loro avranno nuova vita.

Dalle mie parti la tradizione è invece quella di bruciare il vecchione. Mi sembrava un gioco ed era un rito. Il vecchione ovviamente rappresenta l’anno vecchio e ci insegnavano a mettere nelle tasche di questo fantoccio con abiti logori dei bigliettini sui quali scrivere ciò che desideravamo lasciare andare dell’anno, da offrire al fuoco purificatore e trasformatore. Sono tutte tradizioni che insegnano ad entrare nel nuovo con le condizioni giuste, con lo spazio giusto.

Tutto questo parla dunque della nascita del nuovo.

Una volta che abbiamo individuato qual è il nostro intento vegliamo in presenza affinché i pensieri e le parole siano coerenti, perché ciò che si crea, si crea anche attraverso le nostre parole. La parola crea e i pensieri sono esattamente collegati per generare gli stati d’animo corrispondenti, di cui possiamo diventare sempre più consapevoli attraverso delle azioni svolte in presenza.

Tra gli intenti può esserci anche quello di coltivare sempre di più la presenza nella nostra esistenza: se desideriamo essere davvero liberi, questa è l’unica via. Ognuno sceglierà i propri strumenti — per alcuni la respirazione, per altri la meditazione, oppure, più semplicemente, lo sviluppo della consapevolezza nelle azioni quotidiane.

Le possibilità sono molte, e ho anche in animo di introdurne alcune nel percorso della Scuola Numerica che inizierà a gennaio. Ciò che conta davvero è che ciascuno individui il proprio modo per sviluppare la presenza. È così che ci accorgiamo di quante volte non siamo realmente presenti a noi stessi, e quando non lo siamo, a guidare è il pilota automatico.
Se non sono presente mi distacco dalla sorgente e dal radicamento, e più i numeri sono elevati più la frequenza cresce e più è importante essere e restare in questo allineamento. Ora abbiamo la possibilità di scegliere di perseverare consapevolmente in quest’opera, restando saldi, discernenti e custodendo la centratura, che vuol dire essere connessi al cielo e radicati a terra e così i nostri buoni intenti si tradurranno in buone parole e buone azioni.

Auguri di un buonissimo anno, buoni intenti, buone scelte, buon proseguimento e a presto ritrovarci

Alessandra

Immagine quadro Salvador Dalì tratta dal web col sole che sorge tra le due parti dell’uovo aperto da cui è appena nato l’uomo nuovo

L’articolo è nato dalla versione spontanea del video disponibile al link

 

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