un’ora qualunque di chimica…

un’ora qualunque di chimica…

un’ora qualunque di chimica…

… un’ora qualunque di chimica, di un giorno qualunque di laboratorio della vita …
bimba in laboratorio
Quando si funziona per immagini e per osservazione di che cosa quelle immagini producono in quel momento, l’attenzione va alle sensazioni, emozioni, pensieri indotti.
In quello stato di presenza, che è connettivo, si produce spesso l’espansione alle intuizioni. C’è un lampo di svelamento che progressivamente o istantaneamente offre significati e comprensione. Istanti benedetti per un ricercatore del senso.
Una di quelle volte benedette e inaspettate, l’intuizione arrivò entrando per la prima volta nel laboratorio di chimica, tra alambicchi, ampolle, tavoli bianchi e vasetti per gli esperimenti.
“Finalmente!” sentivo dentro. Aria di casa, interesse, attenzione, anche impazienza.
Ma non era solo questo, peraltro importante, mi riferisco ad un esperimento in particolare che consisteva nell’osservazione del comportamento reattivo di alcune sostanze poste in una bacinella circolare contenente un liquido. Non ho memoria di quale liquido fosse e neppure di quali sostanze si trattasse.
Qui magari qualche chimico o insegnante potrebbe venire in aiuto, ma di là dal codificare i singoli componenti, era l’effetto complessivo che parlava ai miei 14 anni. Perché stavo sperimentando come alcune molecole si attraessero ed altre si respingessero. Si aggregavano creando gruppi che tra loro erano coesi, ed antagonisti agli altri. Sapevo che lì c’era la vita, uno scorcio di mondo anche se non lo sapevo decodificare.
(Qualcosa che si verifica di continuo nella quotidianità, puoi trovare i tuoi simili, chi la pensa e vive come te, puoi anche cambiare gruppo ma cosa cambia di fatto se resti nello schieramento e nella contrapposizione?)
Torniamo all’esperimento, c’erano già svariate lezioni:
Primo: ascoltare quando si sente dentro “Occhio, che qui c’è qualcosa d’interessante e prezioso”. Lì c’è una chiave, anche se l’incontro con la porta può tardare.
Secondo: non chiudere alla prima decodifica, perché spesso lo svelamento è stratificato o progressivo, a lento rilascio. Ovvero con un rilascio coerente e rispondente al nostro sviluppo, quindi lo comprenderò al momento più opportuno (sempre se non avrò chiuso la faccenda ma la lascerò agire affinché si producano via via le connessioni utili).
Terzo: calati nella interconnessione, tutto parla del Tutto che contiene.
Quarto: parlerà usando la lingua che noi siamo in grado di comprendere.
Ma quel che di fondamentale arrivava nel tempo dell’adolescenza era la naturalezza del fatto che vivendo si verificassero simpatie e antipatie, alleanze e scontri ma che tutto si svolgeva nella stessa bacinella. Che poi è divenuta la comprensione d’esser navi nello stesso mare, nella medesima acqua, nello stesso mondo visto e percepito da diverse angolazioni.
Allora che senso ha il conflitto se non arrivare a capire che non ne ha infliggere dolore a chi patirà o perirà lì dove sono immerso e il cui dolore mi appartiene…
Di certo c’è ancora altro nel dono indotto da un’ora qualunque di chimica, di un giorno qualunque di laboratorio della vita… un ricordo che continuo ad annaffiare come fiore prezioso.
Grazie Prof. Concato, sempre nel cuore.
Alessandra
L’immagine dal web ritrae una bimba in laboratorio, con lo sguardo stupito, il volto scuro da spazzacamino, i codini arruffati, gli occhialoni alzati sulla fronte e un’ampolla con un liquido giallo in mano. Sullo sfondo una lavagna piena di formule e forme geometriche scritte col gesso.

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