Lo specchio e la cura del 2

Una volta rappresentata la data, si resta in osservazione perché è il simbolo stesso che comincia a raccontarsi: quando – come oggi accade – c’è un’energia dominante abbiamo già indicazione di “che aria tira”.
In questa data c’è una sovrabbondanza di 2: doppiamente rappresentato nell’approdo (che è due volte 11), 2 è il millennio, 2 la decade, 2 il mese universale (da 11) e il 2 è contenuto nel numero del sole espanso dal 3.
La tappa evolutiva del 2 è il momento in cui l’1 che è partito specchia se stesso nell’altro e in questo specchiarsi può evolvere verso il 3, la tappa che segue.
Nel movimento alternato di espansione e contrazione questo non è un tempo attivo ma di stasi e di trasformazione. Il 2 è il tempo del grembo in cui il seme si trasforma per nascere nel 3: germoglio, bambino, nuovo progetto.
E poiché di ogni numero vi sono qualità sfidanti e potenzianti, nell’energia del 2 è latente la sfida della separazione, del conflitto (così come l’11, primo dei numeri maestri, può sfociare nei due 1 che si confrontano e affrontano).
Pensiamo a questi anni dal 2020 in poi, la separazione con conflitto tra fazioni è esaltato: da un lato perché è parte dell’esperienza a cui a ciascuno tocca dar risposta e dall’altro perché c’è chi soffia sul fuoco e a noi tocca discernere.
O guida l’archetipo, e ne sono posseduto, o sono io al governo che decido e scelgo di questa energia attiva che cosa farne.
Dal 2020 al 2029 questa è la decade d’esperienza, ha questo ordine del giorno, che possiamo manifestare in ombra o in luce, farci travolgere dall’emozione o governarla (che non è reprimerla o ignorarla), e di quella energia in luce vi è un crescendo vibratorio a cui può esser portata a vibrare evolvendo.
La destinazione di un buon lavoro sul 2 è il 3, che oggi abbiamo in entrambe le sotto sfide e le sue domande in estrema sintesi sono: Chi sono? Cosa ci faccio al mondo? Qual è il mio posto?
Con questa premessa condivido una storia Zen tratta da un libricino che si intitola “La tazza e il bastone”, la storia invece si intitola “Lo specchio nella cassapanca”:
Di ritorno da un pellegrinaggio, un uomo acquista in città uno specchio, oggetto a lui ignoto.
Crede di riconoscere nello specchio il volto del padre e, al colmo della gioia, lo porta con sé. A casa lo ripone in una cassapanca, non ne fa parola con la moglie e di tanto in tanto, quando si sente triste e solo, va “a trovare suo padre”. E dopo, ogni volta, la moglie nota in lui un’aria strana.
Così lo spia, e un giorno lo vede aprire la cassapanca e restarvi chino a lungo. Attende che il marito si sia allontanato, quindi apre a sua volta la cassapanca e vi scorge una donna. S’infiamma di gelosia e inveisce contro il marito. Gran diverbio in famiglia!
Fortunatamente passa una monaca. Volendo rappacificare due coniugi, si fa mostrare la cassapanca, oggetto del litigio. Nel ridiscendere dichiara: “La cassapanca non contiene né uomo né donna, c’è soltanto una monaca!”.
Ecco, a ciascuno è data la possibilità di scoprire che sta scorgendo se stesso in quello specchio esterno.
Nessuno è il centro dell’universo ma molecola tra le molecole, eppure in questo che pare nulla in rapporto al tutto, il tutto è contenuto.
Se so che scorgo me stesso, quella parte che contengo, ecco che ho già tanto da fare… posso intanto curare con la speranza che guarisca quella parte di me in me.
In termini di Numeri potremmo dire aver cura del proprio 2 e in ciò curando le relazioni di cui nessuno è esente. All’interno come all’esterno di noi.
Grazie
Alessandra
L’immagine di un occhio con un colibrì che si specchia viene dal web
No comments.